Di Felice, 4000 km in bici nel mondo artico: “Ma sono stato a un passo dal rinunciare“

Di Felice, 4000 km in bici nel mondo artico: “Ma sono stato a un passo dal rinunciare“

“Ciao, cara… Vado a farmi un giro in bicicletta”. Beh, non è andata proprio così. Perché “il giro in bicicletta” di Omar Di Felice è durato quasi due mesi e soprattutto lo ha portato a pedalare per circa 4000 chilometri a zonzo per il mondo artico. Un tour incredibile concluso l’11 aprile quando l’ultra ciclista romano, 41 anni, “fulminato” sulla via di Cesenatico (“ero bimbo, ho visto in tv Marco Pantani: sono rimasto estasiato, volevo essere anche io un Pirata. Ancora oggi nei momenti più difficili, penso a Marco e la stanchezza va via”) ha toccato la linea che delimita il circolo polare lungo la Dalton Highway, in Alaska. Abbiamo raggiunto Omar per avere le sue prime impressioni. “È stata durissima e per la prima volta da quando affronto avventure estreme, sono stato a un passo dal rinunciare. È accaduto in Russia: appena montato sulla bici sono stato sorpreso da una tempesta di vento e neve. Non si vedeva nulla, dopo pochi metri sono stato fermato dalla polizia. “Ma sei impazzito? Dove vuoi andare…”, mi hanno chiesto. Sono stati gentili, ma quando gli ho spiegato il mio progetto hanno allargato le braccia e poi scosso il capo. “Impossibile che tu riesca ad andare avanti, nessuno lo ha mai fatto in questo periodo. Hai una possibilità su mille di farcela”, hanno aggiunto. “Stavo per tornare indietro, poi mi sono aggrappato a quella sola speranza che mi avevano dato. E metro dopo metro, sono riuscito a superare il momento più complicato”, ci ha spiegato Omar.

TRA IL CIELO E IL GELO

—   Ma le difficoltà sono state continue: lungo il suo viaggio (attraversate la Kamchatka, la Lapponia, Isole Svalbard, l’Islanda, la Groenlandia, il Canada e appunto l’Alaska, spostamenti in aereo quando c’era di mezzo il mare) si è trovato a fronteggiare temperature di -42, bufere, venti gelidi e strade ghiacciate. In sella alla bici (in realtà due: una Gravel e poi una Fat bike a cui ha agganciato la slitta da trasporto con 50 chili di bagaglio, indispensabili a quelle latitudini) è rimasto per quasi 300 ore, dormendo nei vari rifugi trovati lungo il percorso. Quando non è stato possibile, Omar si è arrangiato “riposando” in una tenda. “Ammirare il cielo di notte è qualcosa che non si può spiegare a parole e ripaga delle fatiche. Il mangiare non è stato un problema: le persone incontrate mi hanno aiutato e poi avevo portato tutto per essere autonomo. Al freddo sono abituato e in più ero equipaggiato con degli indumenti particolari, studiati apposta per la mia traversata artica. Chi me lo fa fare? La bici è una passione senza fine, la natura anche. Abbino le due cose e cerco con i miei viaggi di sensibilizzare le persone a un comportamento meno egoista e più rispettoso dell’ambiente: il riscaldamento globale può distruggere la nostra amata terra. Stessa cosa per la guerra: ero in Russia pochi giorni prima che iniziasse l’invasione dell’Ucraina e si respirava un’aria pesante. Avessi saputo prima quello che stava accadendo, avrei evitato quella zona”. Adesso Omar si godrà un meritato riposo, ma presto lo rivedremo in bici. “Sì, troverò qualche altro bel giro da fare… Le sfide non mancano”.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Ciclismo/11-04-2022/omar-felice-4000-km-bici-artico-sono-stato-un-passo-rinunciare-44010654294.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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