Gino Bartali sarà beato? La cappella privata e le sue 200 lettere

Gino Bartali sarà beato? La cappella privata e le sue 200 lettere

“Gino Bartali era il simbolo del legame fra la Chiesa e il ciclismo”. David Lappartient, il presidente dell’Uci (la federciclo mondiale) è a Roma per consegnare all’Athletica Vaticana la certificazione della sua affiliazione: la duecentesima nel mondo, la prima del Vaticano firmata da una federazione sportiva internazionale (presto dovrebbe arrivare il riconoscimento per padel e taekwondo, ci sono speranze anche per l’atletica). Ora anche la squadra del Papa è a tutti gli effetti parte del mondo del ciclismo ed è impossibile non pensare al toscanaccio delle due ruote, alla sua profonda religiosità, alla sua storia d’amore con la moglie Adriana piena di una profonda “condivisione di fede”.

BICI E LEONARDO

—   C’è un momento di grande emozione nella sala in cui viene organizzata la cerimonia alla presenza del cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, che spazia dal disegno di una bicicletta attribuito a Leonardo da Vinci al mezzo come strumento moderno di “prassi pastorale” per tanti sacerdoti. Anche lui cita Bartali, Bartali come esempio di un percorso, di una storia, di un viaggio. Gioia, la nipote, racconta di quelle lunghe lettere ritrovate, quasi 200, che Gino scrisse ad Adriana e che esprimevano una profonda devozione. È lei che ha seguito e segue la causa di canonizzazione del nonno morto del 2000 dopo una vita ricca di successi, ma soprattutto caratterizzata da un profondo, imbattibile legame con le persone. “Diventare Beato o Santo non servirebbe alla sua memoria, ma a tutti noi, alla nostra comunità, alle famiglie”. Bartali, l’uomo che portava i documenti falsi nel telaio della sua bici per sfuggire ai nazisti e consentire la salvezza di tanti cittadini ebrei, Bartali che ospitò durante la guerra una famiglia che rischiava i campi di concentramento, Bartali che tutto questo non l’ha mai raccontato in vita “perché il bene si fa ma non si dice”, un argomento che può pesare nel processo che potrebbe portare alla sua beatificazione. Bartali che era terziario carmelitano (sepolto con quelle vesti), devotissimo a Santa Teresa di Liseux. Il processo è iniziato tre anni fa ed è ovviamente un percorso molto lungo e articolato. Intanto alcune suore di Firenze hanno trascritto le sue lettere ad Adriana. Il Covid ha poi rallentato la raccolta delle testimonianze, ma ora si conta di ripartire.

PRINCIPIO

—   Senza dimenticare che l’insegnamento di Gino è un presente prezioso da “spendere” nel mondo dello sport. Con il presidente federale Cordiano Dagnoni, c’è il suo predecessore Renato Di Rocco, protagonista del lavoro diplomatico sportivo per l’ingresso dell’Athletica Vaticana nell’Uci, e Vito Cozzoli, presidente di Sport e salute. Norma Gimondi, la figlia di Felice, rappresenta il presidente del Coni, Giovanni Malagò, e l’esempio di suo padre. Che avrebbe condiviso il motto di Bartali raccontato da Gioia: “Se lo sport non è solidarietà e scuola di vita, non serve a niente”. Attilio Nostro, ora vescovo di Mileto in Calabria, ha intitolato a Bartali un oratorio a Monte Mario, nella zona nord di Roma. È lui a raccontare di una “promessa” di Papa Francesco: un pellegrinaggio simbolico che parta proprio da quel luogo e tocchi il Campidoglio, il Quirinale, la Sinagoga e San Pietro. Il vescovo racconta anche di un incontro speciale. Quello con la mamma di Egan Bernal, l’ultima maglia rosa del Giro: “È lei ad avermi raccontato che fra i miti di suo figlio c’è proprio Gino Bartali”.

SCRITTURA

—   Gino scriveva ad Adriana anche dal Giro e dal Tour. Nelle giornate di tappa gli bastava una cartolina, nei giorni di riposo aveva il tempo per una lettera. “Ti scrivo mentre scende la mezzanotte…”. Gioia legge una di queste lettere e non nasconde la sua ammirazione, il nonno si firma sempre “Tuo nel Signore”. L’idea di fare qualcosa di buono, di trovare sempre il modo per esserlo ricorre nei tanti pensieri condivisi con la moglie e con il continuo riferimento a Dio. Bartali si era anche costruito una piccola cappella nella sua abitazione, ora custodita nel Museo della Memoria di Assisi. “Ma non c’era nessuna vanità - dice Gioia -, era un modo per non dare fastidio in Chiesa quando la sua presenza distraeva le persone e a volte era costretto a nascondersi dietro l’organo”.

STORIA

—   Bartali è anche un pezzo della storia d’Italia. Chi ha avuto il privilegio di conoscerlo, di attraversare la penisola guardando con i propri occhi la sua popolarità, può testimoniarlo. Quella mano che a forza di essere stretta milioni di volte lo faceva soffrire, il panino che seguendo una tappa tirava fuori all’ora di pranzo. I suoi commenti fra il tagliente e l’affettuoso, lo sforzo di capire sempre l’interlocutore, chiunque avesse davanti. L’Athletica Vaticana, che con Vatican Cycling comincia la sua nuova avventura, correrà anche nel suo ricordo.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Ciclismo/29-10-2021/ciclismo-gino-bartali-beato-cappella-privata-sue-200-lettere-4202118457578.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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