Lamon: “Unico dilettante tra tre campioni, così accendo il quartetto azzurro“

Lamon: “Unico dilettante tra tre campioni, così accendo il quartetto azzurro“

Se c’è un componente del quartetto “avulso” dagli altri, che vive in una dimensione propria, questo è Francesco Lamon. Perché Ganna, Consonni e Milan svolgono una attività di primissimo livello in squadre del World Tour, mentre “Lemon”, atleta delle Fiamme Azzurre, è l’unico dilettante: corre per il team Continental Biesse Arvedi. Il veneto (è nato a Mirano, provincia di Venezia) è un pistard puro, come ormai ne sono rimasti pochi. Il suo ruolo è delicatissimo: far decollare il quartetto verso la gloria.

LAMON, PERCHÉ LA PISTA, DOVE I SOLDI SONO POCHI E I FARI SI ACCENDONO DUE O TRE VOLTE L’ANNO?

“Mi ha sempre affascinato, fin da bambino. Mi sono avvicinato al ciclismo grazie a mio papà Giuseppe, che lavora all’ospedale di Dolo: mi ha regalato la prima bici a patto che facessi sul serio, che corressi in una squadra ‘vera’. All’Uc Mirano mi hanno accolto come un figlio, hanno intravisto subito le mie doti ma io avevo sempre in testa la pista, sentivo una sorta di vocazione. Così, a un certo punto, andavo ad allenarmi al velodromo all’aperto di Padova. Il mio punto di riferimento è sempre stato Elia Viviani, come atleta e come persona: appena sono entrato nel giro azzurro ero un po’ in soggezione quando lo vedevo, ora siamo grandi amici”.

SI SENTE UN PO’ “SMINUITO” VISTO CHE È L’UNICO DILETTANTE DEL QUARTETTO?

“Assolutamente no. Alla fine se corro assieme a tre campioni vuol dire che sono più o meno al loro livello… Certo, reggere il paragone con uno come Ganna è impossibile, non ci penso neanche lontanamente. Però visto che facciamo parte della stessa squadra qualcosa di buono lo avrò fatto. E comunque all’estero ci sono tante figure come la mia, è normale. Io ho avuto la possibilità di passare pro’ quando ero alla Colpack-Ballan, ma ho preferito scegliere le Fiamme Azzurre che non finirò mai di ringraziare”.

PERCHÉ È COSÌ DELICATO IL SUO RUOLO?

“Il primo uomo è quello che deve calibrare bene la potenza, nei primi metri non deve ‘spaccare’ le gambe ai compagni. Devi pensare più agli altri che a te stesso: dare tutto senza strappare. Io tiro i primi due giri e un quarto, circa 600 metri, poi mi metto dietro e torno davanti per pochi altri giri. Per il resto, sto a ruota a soffrire…”.

COME È STATO SCELTO?

“Prima ero l’ultimo vagone del treno, ma quattro anni fa, visto che andavo bene nel chilometro da fermo, sono stato provato come partitore, il ruolo dove mi trovo meglio”.

VI PARLATE DURANTE LA GARA?

“No, tra di noi non comunichiamo. Guardiamo il c.t. Marco Villa a bordo pista che ci mostra la tabella con i tempi”.

DOVE HA MESSO LA MEDAGLIA DI TOKYO?

“A casa mia, ogni tanto la prendo e la guardo, così, solo per ricordare quei momenti indimenticabili”.

SI È FATTO QUALCHE REGALO DOPO L’ORO IN GIAPPONE?

“No, aspetto l’inverno. Sto cercando un orologio che mi ricordi le Olimpiadi”.

ALTRE PASSIONI OLTRE AL CICLISMO?

“Guardo molti film e serie tv su Netflix. E mi piace andare a cena fuori e fare shopping con la mia ragazza Sara (che lavora anche in una emittente tv locale, ndr)”.

GIOVEDÌ AI MONDIALI DI ROUBAIX SARETE ANCORA I PIÙ ATTESI.

“Da campioni olimpici è giusto così, ma guai sederci sugli allori: l’errore più grande sarebbe sottovalutare gli avversari, qui ci si gioca tutto sul filo dei millesimi”.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Ciclismo/19-10-2021/mondiali-pista-lamon-quartetto-azzurro-ganna-4201904830874.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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