Lewis Askey e la sua Roubaix eroica: 155 km con uno squarcio nella gamba

Lewis Askey e la sua Roubaix eroica: 155 km con uno squarcio nella gamba

Si chiama Lewis Askey, britannico di 20 anni. Vive a Cannock, a nord di Birmingham, a metà strada tra Londra e Liverpool. Cresciuto nella squadra Continental della Groupama-Fdj, è stato inserito in questa stagione in prima squadra al fianco di Demare, Pinot, Kung, Guarnieri. Domenica ha corso la prima Parigi-Roubaix. Lui le pietre le conosce bene: nel 2018, da juniores, l’ha vinta, battendo nella volata a due l’azzurro Samuele Manfredi. Già, Samuele, che come Askey ha fatto parte del gruppo Continental della squadra francese: il ligure era un talento assoluto, ma il 10 dicembre di quell’anno ha avuto un gravissimo incidente stradale sulle sue strade dal quale si sta pian piano riprendendo.

LA BENDA Torniamo ad Askey e alla sua prima Roubaix da pro’. Sono passati undici minuti dal trionfo dell’olandese Van Baarle. Il ventenne inglese arriva al velodromo con un bendaggio al ginocchio sinistro e tutta la gamba inondata dal sangue. Una bibita per bagnare di nuovo le labbra, poi risale sulla bici, destinazione le famose docce in pietra di Roubaix. Qui aspetta il dottore. Lewis si tiene la gamba come se fosse un ferito di guerra, in attesa dei barellieri. E racconta ai colleghi del magazine Rouleur la sua avventura, iniziata nel primo vero settore impegnativo di pavé, il quarto dei 30 in programma: Saint Python. “Pavé bagnato, doveva essere caduta dell’acqua o una borraccia per terra, e il corridore davanti a me ha fatto la cosa peggiore che si potesse fare: frenare sul pavé. E a quel punto ruote che si incrociano, tutti che slittano e uno sull’altro. È successo all’inizio del settore e nessuno poteva muoversi. Ho cercato di restare in piedi ma poi mi hanno colpito da dietro perché nessuno poteva fermarsi, e mi hanno colpito anche quando ero a terra”.

LA FORZA Askey si rialza, ma vede che il ginocchio sinistro sanguina: “Io potevo vedere bene dentro la mia gamba, potevo vedere bene in profondità. Il taglio era netto”. Per questo ritiene che la ferita sia arrivata dal freno a disco di un corridore che l’ha poi centrato. “Sono andato alla macchina del medico e gli ho chiesto un bendaggio stretto attorno al ginocchio per impedire l’uscita del sangue e proteggerlo dalla polvere”. Askey aveva un lavoro da svolgere: proteggere il proprio capitano Stefan Kung. “L’ho guidato penso proprio bene nella Foresta di Arenberg, mi preoccupavo che Kung fosse nella miglior posizione possibile. Ero in corsa e sentivo dentro l’adrenalina”.

IL FINALE La corsa continua e nessuno fa più caso a Lewis Askey, che continua a pedalare con l’obiettivo di arrivare nel velodromo di Roubaix. “L’ultima ora e mezza è stata veramente dura. La cosa migliore da fare sarebbe stato fermarsi immediatamente, ma avrebbe significato infliggermi ancora troppo dolore, oh, non finire la Roubaix. Se questo ha un senso”. Ha un senso, sì, perché i corridori non sono persone qualsiasi: sono eroi, hanno un livello di sopportazione del dolore e della fatica che supera qualsiasi confine. Poi magari se ne rendono conto dopo, ma l’istinto di arrivare su quella linea bianca, di concludere il lavoro per il quale sono pagati è più forte di tutto.

PENSIERI Askey arriva a Roubaix dopo aver pedalato per 155 chilometri, dei quali quasi 50 sul pavé, con un ginocchio sanguinante. Arriva 42°, il suo capitano Kung è già sul podio, terzo. E ripensa ai sacrifici della sua famiglia per farlo correre, al fratelloBen, 18 anni, anche lui corridore, al mestiere che interpreta al più alto livello. All’ospedale gli viene diagnosticata una lacerazione severa attorno al ginocchio sinistro, che per fortuna non ha toccato il muscolo. Niente intervento chirurgico, solo alcune settimane giù dalla bici. “Alla fine penso che noi siamo superfortunati a fare il lavoro che facciamo”. Lewis Askey ha pedalato nell’Inferno. L’ha attraversato, e ha vinto lui. Alla fine anche lui ha trovato, in un caldo pomeriggio di aprile, a Pasqua, la sua ragione di vita: fare il corridore professionista.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Ciclismo/19-04-2022/ciclismo-roubaix-lewis-askey-20-anni-dolore-vedevo-dentro-mia-gamba-440117339617.shtml

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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