Morte di Pantani, la Procura di Rimini apre una nuova inchiesta: c’è l’Antimafia

Morte di Pantani, la Procura di Rimini apre una  nuova inchiesta: c’è l’Antimafia

Un nuovo avvocato, Fiorenzo Alessi di Rimini, molto noto nel mondo del ciclismo perché aveva difeso Riccardo Riccò nelle inchieste sportive e giudiziarie per fatti di doping.

Un memoriale di 51 pagine consegnato al procuratore capo di Rimini, Elisabetta Melotti, e la voglia della famiglia di fare luce definitiva su quanto accaduto la notte di San Valentino, quel 14 febbraio 2004, nel bilocale del residence Le Rose di Rimini occupato da Marco Pantani. Una lotta continua, quella di mamma Tonina e papà Paolo, per ridare una nuova immagine al Pirata, vincitore del Giro d’Italia e del Tour de France nel 1998, e morto a 34 anni. L’ennesimo tentativo per ribellarsi alla versione ufficiale: l’overdose di cocaina.

FASCICOLO Il Quotidiano Nazionale oggi in edicola annuncia che la Procura di Rimini ha aperto nuovamente un’indagine sulla morte di Pantani: un fascicolo “contro ignoti” per capire se il Pirata sia stato ucciso oppure no. Secondo le versioni ufficiali delle due inchieste precedenti, 2004 e 2014, confermate anche da altrettanti decisioni della Corte di Cassazione, lo scalatore romagnolo di Cesenatico è morto per overdose di cocaina, ma la famiglia non ha mai creduto a queste ipotesi. Adesso la scelta di un nuovo legale e quelle 51 pagine in cui mamma Tonina ricorda la sua battaglia: “Non voglio vendetta ma soltanto verità e giustizia. La verità non è ancora emersa”. Tonina ha incontrato nei giorni scorsi i capi della Procura di Rimini e spiegato in due ore tutti i buchi e le domande che, secondo la famiglia, non hanno risposte dal 2004.

VERBALI SECRETATI La terza indagine sulla morte di Pantani nasce dalle parole riportate nel 2019 da Fabio Miradossa, che forniva la cocaina a Pantani: “Marco è stato ucciso”. Del caso si è occupata anche la Commissione Antimafia dopo le parole di Miradossa e quelle, in precedenza, di Renato Vallanzasca, che riportò alla luce quanto detto in carcere da esponenti della criminalità organizzata vicini alla camorra sull’esclusione per ematocrito alto di Pantani dal Giro 1999, stravinto, a due tappe dalla fine. Storie di scommesse e soldi. L’ex boss della malavita milanese spiegò: “Mi dissero di scommettere contro Pantani perché non avrebbe finito il Giro”. La Commissione Antimafia, che in questi anni ha ascoltato anche detenuti, ha secretato i verbali, che ora sono arrivati per competenza alla Procura di Rimini. Queste carte, più il memoriale della famiglia Pantani, hanno spinto il nuovo procuratore capo di Rimini, Melotti, a riaprire l’indagine per la terza volta.

I PRECEDENTI Le due inchieste precedenti erano state aperte subito dopo la morte del Pirata nel 2004 e poi nell’agosto 2014, quando la Gazzetta dello Sport riportò in esclusiva la riapertura dell’inchiesta con l’ipotesi di omicidio. Al centro della ricostruzione della famiglia Pantani e del suo legale di allora, l’avvocato De Rensis, lo stato in cui si trovava il bilocale occupato dal romagnolo nel residence Le Rose: completamente a soqquadro, ma con incongruenze pesanti tra le immagini riportate nei video della Polizia e le testimonianze di chi soccorse lo scalatore di Cesenatico. Più tanti particolari inediti delle ultime giornate di Pantani tra Milano e Rimini, mai accertati, e testi mai sentiti. Questa seconda indagine, aperta a Rimini nel 2014, è stata archiviata due anni dopo dal Gip Cantarini: l’ipotesi dell’omicidio è stata ritenuta “una mera congettura fantasiosa”, e la morte di Pantani causata da “assunzione, certamente volontaria, di dosi massicce di cocaina e farmaci antidepressivi”. Decisione confermata nel 2017 dalla Cassazione, che aveva respinto il ricorso della famiglia.

LE SENTENZE Ma qual è la situazione giudiziaria ufficiale? C’è stato un solo processo, al Tribunale di Rimini, subito dopo la chiusura delle indagini nel 2004, durate meno di due mesi. Vennero condannati a 4 anni e sei mesi Fabio Carlino, ex manager di discoteche, “per spaccio e morte come conseguenza dello spaccio”; a 3 anni e 10 mesi il “corriere” Ciro Veneruso, accusato di aver portato la cocaina a Pantani, mentre Fabio Miradossa, ritenuto il fornitore della cocaina, patteggiò una pena di 4 anni e 10 mesi. Poi la Corte di Cassazione ha assolto Fabio Carlino, perché il “fatto non sussiste”: per i giudici la morte di Pantani è stata causata da una assunzione volontaria della droga.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Ciclismo/22-11-2021/morte-pantani-procura-rimini-avvia-un-altra-inchiesta-43087594251.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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