Moser, 70 anni! Campione, contadino e rivoluzionario: “E ho ceduto all'E-bike...“

Moser, 70 anni! Campione, contadino e rivoluzionario: “E ho ceduto all'E-bike...“

Dici Francesco Moser e pensi al ciclismo come lo hanno immaginato… Pensi a un uomo forte e tenace che viene su dalla fatica, che esce da una pozza di fango con la bocca aperta e lo sguardo laser, che decolla sulla pista di un velodromo e scende a tomba aperta da una discesa alpina. Pensi al coraggio e alla sofferenza che diventano una cosa sola in sella a quel triangolo di metallo spinto dalle due ruote che da oltre un secolo è rimasto praticamente uguale. Pensi all’essenza dello sport più umile e nobile che esista al mondo.

Domani l’uomo-ciclismo compie 70 anni! A Gardolo, nella spettacolare Villa Warth con vista su Trento, tra le sue vigne, ci saranno i familiari e gli amici di sempre per un brindisi. Casa Moser è famosa per la sua spettacolare ospitalità. “Saremo un centinaio, ma se poi saremo 120 o 130 va bene lo stesso. Un posto lo troviamo per tutti..”. Francesco Moser è il più iconico dei campioni viventi di ciclismo. Nella sua lunga carriera ha vinto 273 corse su strada. Nessuno come lui in Italia e soltanto Merckx e Van Looy hanno vinto di più al mondo. Campione del mondo nel 1977 a San Cristobal, ha conquistato tre Parigi-Roubaix consecutive tra il 1978 e l’80, il Giro d’Italia del 1984 e ha battuto tutti i possibili record dell’ora (in quota, indoor, al livello del mare….) prima che il primato venisse unificato. Ora, dall’alto dei suoi 70 anni, è un uomo di straordinaria cultura materiale (la natura per lui non ha segreti) col fisico levigato dalle uscite quotidiane in bici e il lavoro nelle sue terre. Un uomo felice.

VINO

—   “Ho appena dato l’acqua alle vigne - ci racconta -. Sono spuntati gli acini dello Chardonnay. Noi diciamo che sono come grani di pepe. Hanno bisogno di acqua e nel giro di qualche settimana diventeranno dei bei grappoli. Qui produciamo vino, soprattutto spumante Trentodoc, ma della cantina e delle vendite se ne occupano i miei figli e mio nipote enologo. Io curo la campagna, mi dedico alla terra. Sono rimasto contadino. Ho anche un grande orto con i cavoli, le zucchine, l’insalata. È quello che facevo fino a 18 anni. Nel 1969, mio fratello Aldo mi ha regalato una bicicletta e la mia vita ha cambiato strada. Una strada che mi ha portato in giro per il mondo. Ho vinto e perso in bici, come nella vita. Ma se mi guardo alle spalle sono contento della vita che ho costruito”.

FAMIGLIA

—   Francesco è stato l’epigono del ciclismo contadino, lo sport che più ogni altro (parole di Mario Fossati) si avvicina a un lavoro. Viene da Palù di Giovo, poco più di mille teste, in val di Cembra dove il Trentino diventa montagna al confine con l’Alto Adige. Terzultimo di dodici fratelli, avrebbe avuto un destino segnato tra stalle, vigne e campi se la bicicletta non avesse allargato l’orizzonte della sua famiglia. I fratelli Aldo, Enzo e Diego sono stati professionisti, come lo sono stati anche i nipoti Leonardo e Diego e suo figlio Ignazio. “Prima corsa a 18 anni, a Caldara, in luglio, nel giorno della Sagra di Palù di Giovo. Vinco il Gran Premio della montagna, ma foro su uno sterrato e chiudo al quarto posto. Prima vittoria alla seconda gara… Poi ne sono venute tante”. Moser debutta tra i professionisti nel 1973, con la Filotex, che in realtà era la Moser dei Moser… Francesco capitano, Aldo come spalla, Diego come gregario ed Enzo in ammiraglia. Corre per 16 stagioni incrociando le ruote con fuoriclasse come Eddy Merckx e Felice Gimondi, Bernard Hinault e Beppe Saronni fino a Greg Lemond, Gianni Bugno e Miguel Indurain. “Merckx il più grande di tutti per distacco. In volata e a cronometro ero competitivo anche con lui, anzi l’ho battuto spesso. Ma in salita non ce n’era per nessuno. Subito dopo vedo Hinault, il primo a programmare gli appuntamenti. E quando Bernard sceglieva un bersaglio lo centrava o ci arrivava molto, molto vicino”.

RIVALITÀ

—   Su tutto però c’è la rivalità con Beppe Saronni, il campioni agli antipodi. Generoso e attaccante Moser, tattico e velocissimo Saronni. All’apice dello scontro, durante la Tirreno-Adriatico dell’81, Saronni disse “io lo batto anche in ciabatte” e al tricolore di quello stesso anno, a Compiano, se ne dissero di tutti i colori. “Quello che si sa e si racconta è una parte infinitesimale di quello che ci siamo detti. Arrivammo a quel campionato italiano coi nervi a fior di pelle. In corsa rischiai di cadere e Beppe mi disse una cosa tipo ‘se non sai stare in bici vai a casa’. A me? Pensai che per vincere avrebbe dovuto passare sul mio corpo. Alla fine lo staccai in salita e vinsi io. Il mio terzo tricolore, il più bello. L’avevo battuto come è successo tante volte. La nostra è stata una rivalità infuocata. Ora abbiamo buoni rapporti. È venuto anche qui alla mia pedalata. Ma siamo troppo diversi”.

ROUBAIX

—   Ha vinto tutto, dal Giro d’Italia al Mondiale, dalle gare su pista a grandi classiche come Roubaix, Sanremo e Lombardia… “Il mio giorno di grazia? Forse la Roubaix del ‘78, quella corsa in maglia iridata. Pioggia, vento e tanto fango, stavo così bene che potevo fare quello che volevo. Ma volavo anche al Mondiale del ‘77, che ho vinto nonostante una foratura a 5 km dalla fine. E al Lombardia del ‘75, vinto dopo una giornata sotto la pioggia torrenziale”. Moser è stato l’ultimo dei grandi campioni contadini, ma anche il primo dell’era tecnologica. Ha portato in gruppo le ruote lenticolari, il manubrio a corna di bue per le crono e ha rivoluzionato le metodologie di preparazione. Questo perché è un uomo curioso e di spiccata intelligenza. Non si è mai limitato ad eseguire la musica di uno spartito. Ha sempre voluto capirla. Interpretarla.

E-BIKE

—   A 70 anni, Francesco continua a pedalare con gli amici del “Cotton Tour” e al Giro con il gruppo Mediolanum, ma da qualche tempo, anche lui.. ha ceduto alle lusinghe e alla comodità della bici elettrica. “Ho due Fantic, una Mtb per girare nella mia tenuta e una da corsa che mi consenti di fare anche le salite più impegnative senza far troppa fatica. Di fatiche nella mia vita ne ho già fatte abbastanza!”. Al Giro d’Italia ha partecipato anche a una tappa del Giro-E e ha voluto vincerla davanti al nipote Moreno. “L’arrivo era a Termoli, conoscevo il finale e su uno strappetto sono andato via. Con me è rimasto soltanto Moreno e ho vinto la volata a due. Credo che abbia avuto rispetto per lo zio…”.

SCERIFFO

—   Lo “Sceriffo” (lo chiamavano così quando correva) segue con più distacco il ciclismo e i campioni oggi. “Troppo programmato, troppo radiocomandato. Degli italiani mi piace molto Filippo Ganna. Lui è un campione e non deve fare troppo il gregario. Gli ho mandato una bottiglia del nostro vino e sull’etichetta gli ho scritto come augurio… che il record dell’ora possa tornare italiano. Mi piace anche Nibali, ma credo che sia al tramonto della sua carriera. Per Tokyo difficile scegliere, ma Cassani gli dica subito se lo porta o no. Lui saprebbe come prepararsi, ma deve avere il tempo per farlo e ormai non c’è più molto tempo. Per le corse a tappe i migliori sono Bernal e Pogacar. E credo che il secondo abbia più margini di miglioramento”. Se non avesse corso in bici avrebbe potuto fare lo sciatore.”È l’altro sport che seguo e pratico da sempre. Thoeni e Tomba sono per me i più grandi senza bici. E sono due amici”. In questi giorni segue però anche l’Europeo di calcio. “Mancini mi è sempre piaciuto, ma da commissario tecnico della Nazionale si sta superando. Gli azzurri giocano bene, divertono e vincono. Così è b ello tifare per l’Italia”.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Ciclismo/18-06-2021/moser-compie-70-anni-campone-ho-ceduto-bike-4102081477549.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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