Colbrellissimo si racconta: “All'inferno il mio paradiso“

Colbrellissimo si racconta: “All'inferno il mio paradiso“

Che rumore fa la felicità? Per chi ha avuto la fortuna di essere ieri al velodromo di Roubaix, la risposta è facile: ha il suono acuto dell’urlo di Sonny Boy Colbrelli. Un ruggito devastante, come devastante è stata la sua corsa: tra pioggia, vento, buche, fango, cadute evitate, marcature strette ai due Van fatti diventare piccoli come una Topolino e una volata imperiale per prendersi un pezzo di pietra che vale tantissimo, vale l’immortalità sportiva. Insomma, Colbrelli ha trovato un paradiso dentro l’Inferno. Ha domato la classica monumento più iconica, quella scolpita con le facce dei miti. E lo ha fatto in una domenica da tregenda, quasi che la gara volesse farla pagare per la pausa causa covid (non si correva da 903 giorni). Ma Colbrelli è stato più forte, con le gambe diventate ali per superare le insidie dei ciottoli viscidi e infangati. Si è trasformato in un guerriero leggiadro e potente: Sonny Boy Colibrì tra Roubaix e la luna… Ma poi è ritornato indietro, facendo secco allo sprint la sorpresa Vermeersch (ed evitando una beffa stile Trentin al Mondiale 2019). E alla fine si è tuffato sull’erba del velodromo, sconquassando e sovrastando ogni cosa con la sua esultanza, con tanto di bici alzata nel cielo, diventato nel frattempo azzurro e baciato dal sole.

COLBRELLI, DEBUTTO E VITTORIA ALLA PARIGI-ROUBAIX. DICA LA VERITÀ, NEPPURE NEL SOGNO PIÙ BELLO AVEVA OSATO IMMAGINARLO…

“Davvero incredibile. Tanto per capirci, stamani (ieri, ndr) mi sveglio, guardo fuori dalla finestra: il diluvio… A colazione ho detto ai compagni: ‘Ragazzi, ci vediamo sul bus, perché tanto io duro poco…’. Adesso sono loro che mi stanno aspettando… E faremo una grande festa”.

MERITATA. MA QUANTO È STATA DIFFICILE? NON SEMBRA STANCO…

“È l’adrenalina della vittoria, ma il dolore nelle ossa sta iniziando a salire. La Roubaix è sempre stata la gara che guardavo da bambino, pensavo quanto sarebbe stato bello essere protagonista. Ma non credevo di poterla fare mia, al contrario dell’Amstel. E siccome di solito si disputa pochi giorni prima, allora lasciavo stare. Mi sa che non ci avevo capito nulla…”.

TRIONFO DA DEBUTTANTE. PURE QUESTO MISURA DELL’IMPRESA.

2Devo ringraziare la squadra, mi ha aiutato e sospinto. Poi è stata decisiva la ricognizione che abbiamo fatto insieme giovedì. Ho studiato tutti i settori del pavé, cercando di memorizzare le vie di fuga. È servito molto”.

QUANDO HA PENSATO CHE IL SOGNO STESSE ANDANDO IN FRANTUMI?

“Ho avuto molto paura nella foresta di Arenberg. Già entrarci incute timore, poi lì i sassi erano scivolosissimi. Davanti a me qualcuno è caduto, sono riuscito ad evitarlo per un pelo. Non so come ho fatto, dietro gli sono invece andati addosso. Ecco, lì ho avuto paura, ma nello stesso tempo ho preso fiducia”.

HA ATTACCATO DA LONTANO, SENZA CALCOLI.

“Sono fatto così, è il ciclismo che mi piace. E poi anche Boonen, quando aveva vinto la Roubaix, era partito a 80 km dal traguardo. Non mi sono abbattuto quando gli altri non hanno collaborato, poi è rientrato Van der Poel. E le cose sono cambiate”.

HA VISTO ARRIVARE IL DIAVOLO MENTRE CORREVA L’INFERNO…

“Sì e no. Nel senso che lui è stato decisivo per dare la stoccata finale a Van Aert. L’avevo visto un in difficoltà, ma farlo rientrare sarebbe stato un rischio. L’olandese ha spinto tantissimo, aiutandomi a restare in fuga”.

GRANDE ITALIA, MA CHE SFORTUNA GIANNI MOSCON…

“Andava fortissimo, forse non l’avremmo ripreso senza i due incidenti che ha avuto. Alla Roubaix ci vuole la giornata perfetta. Ecco perché ho alzato la bici all’arrivo, era il ringraziamento a chi mi ha portato al traguardo senza guai meccanici”.

HA FATTO UN’ESULTANZA DA GIOCATORE. TIFA JUVE, TROVI UNA METAFORA CALCISTICA PER LA GARA…

“Lo sprint è stato un numero alla Del Piero: avevo le gambe cotte e il belga voleva sorprendermi. L’ho passato a 25 m dal traguardo, come uno dei tiri che faceva Ale e io godevo. Durante la corsa sono stato un mastino tipo Chiellini e Bonucci, a guardia della ruota di Van der Poel”.

UN 2021 MAGICO, MA PURE GRANDE BRESCIA: LEI E JACOBS ABITATE A POCHI KM DI DISTANZA…

“Vero e ci siamo visti un paio di volte. Il giorno che ha vinto i 100 m a Tokyo ho esultato come un matto. Ah, avevo fatto festa anche per l’Italia campione d’Europa. Ero al Tour, quasi mi cacciano dall’albergo”.

UN 2021 FANTASTICO: CAMPIONE D’ITALIA, D’EUROPA E LA ROUBAIX. COME MAI TUTTO A 31 ANNI?

“Stagione super. Ognuno trova la maturità attraverso un percorso, penso di avere ancora margini di miglioramento. Da un po’ lavoro con una mental coach. Altri campioni, tipo Van Avermaet, hanno vinto tardi”.

LA ROUBAIX È IL SUO MOMENTO PIÙ BELLO?

“No, sono i miei figli… Però, sì… A livello sportivo vincere qui è qualcosa d’immenso. Pure per l’Italia, quanti anni erano? Ah, da Tafi 1999… Bello, io qualche giorno fa avevo visto il successo di Ballerini, quello dove si apre la maglietta. Da pelle d’oca. Ecco, spesso si danno giudizi troppo affrettati, tipo l’Italia non ha più uomini da classiche, dimenticando Bettiol al Fiandre e Nibali alla Sanremo. Ora mi godo questo trionfo, lo dedico alla mia famiglia. Ci voleva, dopo la delusione del Mondiale. La vita è bella, sa perché?”.

IMMAGINIAMO, MA DICA PURE.

“Vincendo la Roubaix mi sono tolto un sassolino e mi porto a casa un sassolone (il trofeo in pietra, ndr)… Ci ho guadagnato, eccome se ci ho guadagnato…”.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Ciclismo/Classiche/04-10-2021/ciclismo-parigi-roubaix-colbrelli-4201615837162.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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