Pellaud, “svizzero colombiano“ al Giro tra fughe, cioccolato e… applausi

Pellaud, “svizzero colombiano“ al Giro tra fughe, cioccolato e… applausi

IL VINCITORE DELLA CLASSIFICA DEI TRAGUARDI VOLANTI NELLA CORSA ROSA SI È FATTO CONOSCERE PER LA SUA TENACIA E I SIPARIETTI (SOCIAL E NON SOLO) CON GLI AVVERSARI

La classifica dei traguardi volanti non è esattamente la più ambita del Giro d’Italia, in cui quest’anno ha trionfato il britannico Geoghegan Hart. Simon Pellaud, personaggio sui generis del ciclismo moderno, ha deciso di accogliere questa vittoria con un sorriso impugnando la bottiglia di amaro dello sponsor, mentre sui social nasce l’hashtag #Pellaudismo per celebrare la sua ‘diversità’. Ma in cosa consiste questa differenza rispetto agli altri? Nell’uso scanzonato dei social, per esempio, dove Pellaud scherza con Jan Tratnik dicendo di essere felice di non averlo alle spalle nella crono finale di Milano, per scongiurare il pericolo di essere superato e umiliato. Prima della 19esima tappa, e dell’immancabile fuga, Pellaud ha chiesto: “Chi viene in fuga oggi?”. Detto, fatto. Lui c’era. Intanto era arrivata la risposta ironica di Thomas De Gendt: “Vengo io, ma nelle ultime due eri tu che non c’eri”.

CIOCCOLATO

—   Il 27enne della Androni Giocattoli-Sidermec si è fatto notare per la prima volta nel Giro 2020 (terza partecipazione a un Grande Giro in carriera dopo la Vuelta nel 2015 e nel 2016) durante la quarta tappa. Una fuga senza fortuna, ma conclusa con un gesto particolare. Pellaud ha unito le mani a formare un cuore in favore di telecamera, prima di mangiarsi una barretta al cioccolato e rassegnarsi alla fine dell’avventura con un sorriso stampato in faccia. Lo svizzero è così, un tipo allegro che prende la vita, e le corse, con la giusta leggerezza. Anche nella 13esima tappa è andato all’attacco senza fare calcoli. Lo svizzero di Chemin ha preso il largo insieme ad altri sei corridori, scattando in vista dei traguardi volanti. Sulla salita del Roccolo è stato costretto ad arrendersi alla rimonta del gruppo, ma anche in questa occasione ha deciso di distinguersi dagli altri. Ha messo piede a terra in una curva, si è piazzato a bordo strada e ha applaudito chi stava infrangendo i suoi sogni di gloria, in questo caso Matteo Fabbro che stava alzando il ritmo per il suo capitano, Peter Sagan.

SVIZZERO COLOMBIANO

—   L’immagine di uno svizzero che ama la cioccolata si avvicina molto a un luogo comune e il suo nome richiama quello dei laghi della sua terra, ma Pellaud è anche altro, basti ricordare che per la maggior parte dell’anno vive lontano dalle montagne dove è cresciuto. Dice che “l’Europa ha i soldi ma è grigia, il Sudamerica ha la felicità e l’allegria. Il mio motto è ‘carpe diem’, nella vita come nel ciclismo, mi piace vivere così”. “Scusatemi se ho scelto la libertà” è la frase che campeggia sul suo profilo Instagram. Il 27enne parla cinque lingue compreso lo spagnolo, fondamentale per comunicare con la sua fidanzata Susana, con la quale divide uno chalet di legno… a Santa Elena, in Colombia, “balcone di Medellin” ideale per gli allenamenti in salita a 2500 metri sopra il livello del mare. Il paese sudamericano è la sua patria adottiva, dove ha trovato l’amore e un soprannome, “lo svizzero colombiano”. Pellaud non è un predestinato, è professionista dal 2012 e la sua carriera non è costellata di vittorie. Ha vinto la classifica degli scalatori al Giro di Romandia del 2019 nell’unico modo che conosce, attaccando. Nella prima Corsa rosa della sua vita è andato in fuga in sei tappe, su qualsiasi terreno, sotto la pioggia o sotto il sole, per prendersi uno spicchio di gloria su ogni Gpm o traguardo volante, aggiudicandosi alla fine la speciale classifica.

INFANZIA

—   Quando era piccolo è stato suo nonno a trasmettergli l’amore per la bicicletta e Simon ha iniziato a tornare da scuola facendo a gara con lo scuolabus sulla salita verso casa. Ama una corsa in particolare, la Milano-Sanremo: “So già che non la vincerò mai, ma quando sogno qualcosa, sogno di essere nel finale a giocarmi quella corsa magnifica”. A Pellaud piace sognare, così è riuscito anche a dimenticare un paio di incidenti che gli hanno fatto rischiare la vita. Nel 2019 la bicicletta gli si è spezzata sotto nel bel mezzo di uno sprint, al Giro dell’Emilia di quest’anno si è procurato la rottura di due denti e diversi tagli sul volto dopo una paurosa caduta in discesa. Anche in questa occasione il mezzo meccanico non gli è stato amico, dato che i freni hanno smesso di funzionare mentre era lanciato in picchiata in mezzo al gruppo. Sui social se l’è cavata con la consueta allegria: “I freni a disco sono il top… tranne quando non frenano”. Nomade del pedale (ha girato tutto il mondo grazie al ciclismo, perdendo il conto dei paesi che ha visitato) con coraggio da vendere, Pellaud è stato capace di conquistare il suo team manager Gianni Savio, che lo ha voluto all’Androni. Alla sua prima partecipazione alla corsa rosa lo svizzero è riuscito a farsi notare per intraprendenza, simpatia e… caparbietà nel prendersi ogni traguardo volante alla portata. Chissà che dietro alla prossima curva, al termine della prossima fuga, gli applausi per una vittoria di prestigio non siano più per gli avversari ma per lui, il tenace “svizzero colombiano”.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Giroditalia/26-10-2020/giro-d-italia-storia-simon-pellaud-personaggio-corsa-rosa-390328924703.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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