Caso Wiggins, l’UKAD chiude l’inchiesta per mancanza di prove. Il Baronetto:”E’ stata una caccia alle streghe”

Caso Wiggins, l’UKAD chiude l’inchiesta per mancanza di prove. Il Baronetto:”E’ stata una caccia alle streghe”

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Dopo più di un anno di indagini, durante il quale l’Agenzia Britannica Antidoping (UKAD) ha ascoltato ben 37 persone, è finalmente giunto ad una conclusione l’ormai famoso e tanto discusso caso Wiggins: secondo l’UKAD, infatti, non ci sono prove sufficienti per condannare le parti in causa, vale a dire il Sir Bradley Wiggins ed il Team Sky.

Caso Wiggins, la vicenda

Al centro della tormentata vicenda, l’accusa lanciata nei confronti di Wiggins riguardante il misterioso pacco ricevuto dall’ex corridore del Team Sky nel corso del Giro del Delfinato 2011 che, come sempre sostenuto da Sir David Brailsford e dal Dr. Richard Freeman,  rispettivamente Team Manager e medico della squadra britannica entrambi coinvolti nel processo, conteneva Fluimucil, un farmaco da banco ad azione decongestionante e mucolitica utilizzato dal Baronetto per curare i problemi respiratori che lo affliggevano. Tuttavia, il caso era poi andato incontro a complicazioni in seguito all’attacco hacker ad opera dei Fancy Bears, che avevano portato alla luce documenti relativi alle esenzioni per l’utilizzo di farmaci proibiti a fini terapeutici (le cosiddette TUE) concesse proprio a Wiggins nel corso di quegli anni, ed in particolare durante i Tour de France 2011 e 2012, nonché al Giro d’Italia 2013. L’UKAD aveva così deciso, affiancata dalla Corte del Ministero della Cultura, Media e Sport, di avviare un’inchiesta indagando sulla possibilità che il pacco proveniente dalla Gran Bretagna contesse Triamcinolone, un corticosteroide ad azione antinfiammatoria presente nella lista delle sostanze proibite (categoria S9, essendo un glucocorticoide).

Caso Wiggins, il comunicato dell’UKAD

Al termine quindi di oltre un anno di indagini, quindi, come si legge dal comunicato pubblicato in mattinata dall’UKAD, “non verrà emessa alcuna sanzione in relazione al pacco sospetto, con le parti in causa che sono già state informate di ciò. La situazione rimarrà quindi tale a meno che non venga alla luce nuovo materiale utile. In parole povere, a causa della mancanza di prove concrete, a partire dalle cartelle cliniche, l’UKAD non è stata in grado di confermare cosa ci fosse all’interno del pacco, e molto probabilmente sarà impossibile saperlo”, ha concluso quindi l’Agenzia Antidoping.

Caso Wiggins, il comunicato del Team Sky e la reazione di Wiggins

Non si è fatta attendere la risposta del Team Sky una volta resa nota la sentenza da parte della UKAD, con la squadra britannica che ha prontamente diffuso attraverso il proprio sito web il seguente comunicato:“L’Agenzia Antidoping del Regno Unito ha confermato oggi che non intende proporre alcuna richiesta di sanzione in relazione alle indagini svolte sul quanto accaduto al Criterium du Dauphine del 2011. Questa indagine ora è stata chiusa. Siamo lieti che l’Agenzia Anti-Doping abbia concluso la sua indagine e che non intenda intraprendere ulteriori azioni. Abbiamo sempre sostenuto che non ci sono stati illeciti e abbiamo collaborato pienamente con l’Agenzia stessa nel corso dell’ultimo anno. Sin dal nostro inizio nel 2010 abbiamo costantemente rafforzato i nostri sistemi e il nostro impegno per la lotta al doping”.

In seguito è arrivata anche la risposta del diretto interessato, Bradley Wiggins, che ha così interrotto un lungo silenzio in merito alla vicenda: “Dopo il comunicato di questa mattina da parte della UKAD posso finalmente rompere il mio silenzio, offrendo il mio punto di vista in merito ad una vicenda durata 14 mesi. Sono lieto che l’UKAD abbia confermato che non ci sarà alcuna sanzione, anche se non vi è mai stato alcun dubbio dal momento che non c’è mai stata alcuna violazione del codice antidoping. Sono contento che ora questo sia stato anche confermato pubblicamente, sebbene rimangano molte domande senza risposta. Essere accusato di qualsiasi sospetto di doping è la peggior cosa che possa accadere ad uno sportivo professionista, soprattutto quando non vi sono prove reali e gli allegati in esame sono completamente falsi. Sono stati mesi di inferno per me e la mia famiglia, pieni di insinuazioni e speculazioni. E’ stata niente di meno che una caccia alle streghe”, ha quindi concluso il Baronetto.