Pinarello, arrivano le scuse sulla pubblicità sessista per lanciare la e-bike Nytro. Ma il popolo della...

Pinarello, arrivano le scuse sulla pubblicità sessista per lanciare la e-bike Nytro. Ma il popolo della rete si divide

C’è stata molta attesa intorno al lancio della Nytro, la prima proposta elettrica di Pinarello, leader mondiale nel campo della produzione delle bici da corsa. La e-bike a pedalata assistita rappresenta per l’azienda trevigiana un prodotto pensato per i cicloamatori e per il cicloturismo, per chi desidera affrontare rampe a doppia cifra ma per vari motivi (età, salute, nona deguata preparazione fisica da pro e via dicendo) non riuscirebbe a reggere. Ebbene, il lancio della Nytro, gioiello di alta tecnologia e manifattura, sta facendo discutere non soltanto per la pregevole fattura del mezzo. Se l’idea di una bici da corsa a pedalata assistita potrebbe far storcere il naso ai puristi, così come l’ipotesi di un Giro d’Italia per sole e-bike che si vocifera sia allo studio, la campagna di promozione della Nytro above the line ha suscitato un coro di critiche che hanno spinto la Pinarello a fare marcia indietro e a ripensarla completamente.

Pinarello pubblicità sessista: i motivi della polemica

La pietra dello scandalo è stata infatti la pubblicità sui social media per lanciare la bici elettrica, in cui si mostrano vari potenziali cicloamatori che rivelano perché la Nytro potrebbe fare al caso loro. Ecco quindi la testimonianza di un certo Frank, 55 anni, potremmo dire ciclista della domenica, che per via del lavoro non può allenarsi al meglio durante la settimana e quindi rischia di non stare al passo con gli amici quando si esce nel weekend in bici; poi una certa Emma, 24 anni, fidanzata con un ciclista che grazie alla Nytro non potrà più sfigurare con il ragazzo. La didascalia in particolare recita le sue parole: “Ho sempre desiderato di pedalare assieme al mio fidanzato ma si trattava per me di una impresa praticamente impossibile. Ora [grazie alla Nytro, ndr] tutto diventerà possibile“.

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Gli utenti della rete hanno letto in queste parole un sottotesto sessista, come dire che una donna non è capace di stare al passo con un uomo, e ha bisogno di una bici a pedalata assistita per andare rapida come un maschio. Apriti cielo: è partita immediatamente una sollevazione popolare di commenti sdegnati (“Conosco molte donne che in bici sono più veloci dei lori fidanzati” e così via), peraltro da ogni parte del mondo, che ha costretto l’azienda trevigiana a cancellare come abbiamo accennato l’intera campagna e a scusarsi completamente.
Lo scivolone è stato accentuato dal fatto che la Pinarello fornisce le bici non solo agli uomini (a partire dal Team Sky), ma anche alle donne che corrono nel WorldTour. L’infelice campagna pubblicitaria è stata così spazzata via da un nuovo post sui social della società, dove a corredo di una foto in cui campeggia semplicemente il logo dell’azienda si legge: “La nostra recente campagna non è riuscita a riflettere i valori di diversità ed uguaglianza che sono alla base di Pinarello. La Nytro è disegnata per rendere l’esperienza del ciclismo accessibile ad un numero sempre più vasto di persone e la nostra pubblicità ha fallito nel comunicare questo messaggio. Ci scusiamo sentitamente e abbiamo provveduto ad eliminare questa campagna dai nostri canali social“.

Interessante leggere i commenti a corredo di questa retromarcia: c’è chi non si è sentito offeso ma rilancia (“Così si fomentano gli ipocriti da tastiera“) e chi si rammarica di una campagna che poteva esplorare altri aspetti (“[…] Magari mostrando un anziano reduce da un intervento al ginocchio che possa però tornare ad affrontare una salita grazie alla Nytro“) e persino una donna che ha comprato una e-bike proprio per stare al passo con il proprio fidanzato e che afferma che la campagna non era offensiva o sbagliata, ma “incompleta“; non manca infine il dibattito sulle bici a pedalata assistita che, sessismo o meno, è sempre infuocato. Ma questa è un’altra storia.