Torna il temuto Zoncolan In friuli uomo contro uomo

Torna il temuto Zoncolan In friuli uomo contro uomo
La prima volta al Giro fu il 22 maggio del 2003, dal versante di Sutrio, mai più affrontato negli anni a venire: show di Gibo Simoni in maglia rosa e secondo trionfo ipotecato. L’ultima il 31 maggio 2014, dal versante di Ovaro: tappa all’australiano Michael Rogers e corsa rosa consegnata con un giorno d’anticipo al colombiano Nairo Quintana. In mezzo, altre tre giornate indimenticabili (nel 2007, 2010 e 2011) su quella che è l’ultima grande salita del ciclismo regalata ai tifosi. Un totem da brividi, con i suoi 10 chilometri e 100 metri perfidi, interminabili, da asfissia, con quell’anfiteatro finale da cartolina, quasi uno stadio naturale appoggiato sui monti della Carnia, gremito di gente all’inverosimile. Pendenza media dell’11,9% e massima del 22%, 1203 metri di dislivello, 40 minuti o giù di lì (per i migliori...) di pura sofferenza, che fra sei mesi (174 giorni per la precisione) torneranno nella geografia del Giro: se non a decidere, di sicuro a incidere la classifica alla vigilia della settimana cruciale. Perché lassù, al culmine di quella che molti considerano la salita più dura d’Europa, nella giornata di sabato 19 maggio, 14esima tappa, non sapremo già il nome del vincitore finale, ma certo quello di chi, tra i big di classifica, non potrà più ricorrere a prove d’appello nei giorni a venire per ribaltare la situazione.
STORICO — Mercoledì pomeriggio (a Milano e in diretta su Rai2 a partire dalle 17) il Giro numero 101 verrà svelato nei dettagli, ma intanto abbiamo già alcuni elementi che ce lo annunciano come elettrizzante, a cominciare dalla Grande Partenza da Israele (prima tappa a Gerusalemme venerdì 4 maggio) e dalla conclusione a Roma domenica 27. E in un Giro a suo modo storico — mai si era partiti fuori dall’Europa — lo Zoncolan non poteva mancare, lasciando intendere che farà compagnia sulla cartina 2018 ad altri luoghi simbolo del ciclismo e della corsa rosa.
TANTA SALITA — Sarà una tappaccia. Partenza da San Vito al Tagliamento, 181 km di sicura battaglia sino ai 1730 metri sul livello del mare del traguardo. Quattro salite da superare prima della paurosa erta finale, dove chi avrà dosato male lo sforzo rimbalzerà giocoforza all’indietro, inesorabilmente. Il Monte di Ragogna per aperitivo; la salita di Avaglio poco dopo il giro di boa a stimolare da lontano i più coraggiosi; poi i 4 temutissimi chilometri verso il Passo Duron (da Paularo, pendenza costante a cavallo del 10%) e i 7,6 della Sella Valcalda (Ravascletto), con le sue punte sino al 12%, a suonare l’ora del serrate finale. I velocissimi 10 chilometri di picchiata verso Ovaro lanceranno la corsa sul Mostro. E, a quel punto, sarà la resa dei conti: uomo contro uomo, in apnea, a eliminazione.