Gazzetta Awards, Contador racconta la sua vittoria sull’Angliru:”Dovevo vincere, meglio di così non avrei...

Gazzetta Awards, Contador racconta la sua vittoria sull’Angliru:”Dovevo vincere, meglio di così non avrei potuto fare”
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Alberto Contador spara il suo ultimo colpo sul traguardo dell’Angliru. © Tim De Waele

Una stella inarrivabile nel mondo del ciclismo. Così lo definisce la Gazzetta per motivare il premio Leggenda dello Sport che gli è stato consegnato ieri sera in occasione del consueto appuntamento con i Gazzetta Sport Awards, i premi annuali dedicati allo sport italiano firmati dalla rosea. Alberto Contador ha scritto pagine di storia del ciclismo che rimarranno indelebili negli anni a venire, da quella Vuelta a España conquistata ai danni di Purito Rodriguez con un attacco tanto inaspettato quanto geniale a Fuente Dé, alla scalata in solitaria del Mortirolo simbolo di quel Giro 2015 vinto da Campione, fino ad arrivare all’ultima vittoria da professionista ottenuta, come nel più bello dei sogni: sull’Angliru, nell’ultima tappa di montagna della carriera.
Una tappa che probabilmente Contador aveva cerchiato in rosso sul calendario fin da quando, ad inizio agosto, aveva annunciato che la Vuelta sarebbe stata la sua ultima corsa prima del ritiro. “Voglio smettere sulle strade di casa”, aveva dichiarato nel video da lui stesso pubblicato sui vari profili social personali. E così ha fatto, regalando per di più ai tifosi che da sempre lo hanno sostenuto un’ultima, indimenticabile gioia: un arrivo in solitaria, a braccia alzate, in cima ad una delle salite più dure d’Europa, dopo aver attaccato alla sua maniera, senza troppi calcoli ma con tanto cuore. Così ieri sera Alberto Contador, intervistato da Andrea Berton, è tornato a parlare (in italiano, come raramente è capitato di sentirlo) proprio di quell’ultima emozionante corsa che lo ha visto protagonista, raccontando le proprie impressioni ed i pensieri che aveva per la testa un attimo prima di salire in bici e partire per quell’ultimo, lungo viaggio della carriera:“Per me questa ultima Vuelta è stata un regalo, perché alla fine non ho vinto la classifica ma penso di aver vinto nel cuore dei tifosi. A volte questa è la cosa più importante, anche se nel ciclismo professionistico ciò che conta è la vittoria. Quando ho deciso che la Vuelta sarebbe stata la mia ultima corsa, mi sono preso una grossa responsabilità perché sarei potuto cadere il terzo giorno e tornare a casa con questo ricordo. Per fortuna è andata diversamente, ho avuto difficoltà in una tappa e questo mi ha fatto uscire di classifica, dandomi l’opportunità di essere libero e di fare tutto ciò che volevo, in qualsiasi momento. Ricordo che l’ultimo giorno, prima di partire, ho pensato al fatto che quella sarebbe stata la mia ultima gara della carriera, per questo dovevo vincere. Ero convinto di ciò ed alla fine ce l’ho fatta, era difficile fare meglio di così”.

El Pistolero è poi entrato nel tema della tecnologia, sempre più diffusa nel mondo del ciclismo soprattutto se si pensa ai misuratori di potenza, che se da un lato consentono all’atleta di allenarsi nel modo migliore, dall’altro tolgono durante una gara il fascino dell’azione istintiva, dettata più dalle sensazioni che dai watt:“Penso che una delle cose che distingue il ciclismo dagli altri sport sia quel qualcosa di mitico, d’altri tempi. Oggi il ciclismo si è globalizzato, i budget sono più alti con l’ingresso delle multinazionali e quindi tutto è diverso. Mi viene da pensare al potenziometro, uno strumento perfetto per allenarsi e migliorare, che tuttavia in corsa funziona come un freno, perché non ti fa prendere il rischio di attaccare. Se mi trovassi a ruota di un gruppo tirato forte dalla Sky, per esempio, attaccando rischierei poi di farmi staccare. Per questo si preferisce rimanere a ruota, perdendo però quella che è l’essenza del ciclismo”, ha quindi concluso Contador.