La frequenza cardiaca, cosa significano quei numeri

La frequenza cardiaca, cosa significano quei numeri

I numeri in allenamento possono rivelare molto del proprio stato di forma. Bettini

Molti ormai, quando si allenano in bicicletta, non rinunciano alla fascia cardio. Ma come interpretare i numeri che si leggono sul cardiofrequenzimetro e che indicano i battiti del nostro cuore al minuto? Cos’è la frequenza massimale? Cosa significa che un ciclista va “fuorisoglia”? Ne abbiamo parlato con il Professor Claudio Tondo, responsabile Aritmologia, dell’IRCCS Centro Cardiologico Monzino di Milano. Cos’è la frequenza cardiaca? È un numero che esprime l’attività elettrica del cuore. Esiste un range di normalità, tra i 60 e 100 battiti al minuto a riposo, in cui rientra la maggior parte degli individui. Ma esiste una grande variabilità tra le persone, ed è perfettamente fisiologica, come le differenza nel colore degli occhi. Ci sono, per esempio, individui con frequenze a riposo inferiori a 60, che non sono un caso patologico. Possiamo essere in presenza di una persona molto allenata: l’esercizio fisico comporta una riduzione del numero dei battiti. Da un punto di vista scientifico, la frequenza è il risultato di un equilibrio tra il sistema vagale e quello simpatico. Il sistema vagale è quella forza che determina un rallentamento della frequenza; il simpatico, invece, funziona con l’adrenalina e aumenta i battiti: se una persona si arrabbia o fa una corsa per prendere il tram, la frequenza sale.
cosa è meglio — È meglio avere una frequenza bassa o alta? Avere una frequenza cardiaca a riposo vicina al limite inferiore in genere è meglio, perché è espressione di una maggior “riserva cardiaca”. Se, per esempio, hai una frequenza di 50 e devi fare uno sforzo fisico che porta la frequenza fino a 140, il cuore ha un margine molto ampio per incrementare la sua gittata e reggere allo sforzo. Ma se per compiere la stessa attività parti da una frequenza cardiaca di 85, quel margine si riduce in modo considerevole. Una frequenza bassa, quindi, può rappresentare un vantaggio cardiovascolare nella resa di uno sportivo.
tachicardia — Quando si parla di tachicardia? Definiamo tachicardia un aumento della frequenza cardiaca oltre i 100 battiti al minuto. Salgo in bici e pedalo sotto sforzo: cosa succede? Sale la frequenza, aumenta la contrattilità del muscolo cardiaco. Lo sforzo fisico richiede più sangue, che viene pompato dal cuore. Per garantire la richiesta periferica da parte dei muscoli, il cuore deve pompare più sangue, e quindi aumentare la frequenza dei suoi battiti.
limite — C’è un limite in questo meccanismo? Sì, ed è dato anche dall’età: un giovane può arrivare a 180-190. Ma più l’età aumenta, più la frequenza massimale si riduce. La formula teorica per conoscere la propria frequenza cardiaca massimale è data da una sottrazione: 220-l’età.
fuorigiri — Cosa s’intende quando si dice che un ciclista va “fuorisoglia”, o “fuorigiri”? Che va in debito d’ossigeno, in altre parole supera la soglia aerobica, che è la capacità di consumare una certa quota d’ossigeno in una data unità di tempo. Il volume di sangue espulso dal cuore nell’unità di tempo è normalmente di 4-5 litri al minuto. Durante sforzi fisici importanti questo valore si moltiplica di 4-5 volte: serve sangue ossigenato ai muscoli. Quando un ciclista va “fuorigiri” è perché il sangue non riesce più a riossigenarsi in maniera adeguata (scambio che avviene a livello polmonare) i muscoli quindi ricevono meno ossigeno e vanno in acidosi: si forma acido lattico.
forma — Dalla frequenza posso capire lo stato di forma di un ciclista? Se la frequenza cardiaca di base è bassa, posso capire che è ben allenato: i soggetti allenati sono in genere bradicardici. Ma anche se si riesce a raggiungere con facilità la frequenza massimale, significa che c’è un buon equilibrio cardiaco e polmonare, proprio dei soggetti in buona forma.
cambio massimale — La frequenza massimale si può cambiare? Sì, entro un certo margine: ci sono tecniche di allenamento appropriate per raggiungere questo obiettivo.
Stessa salita, due ciclisti procedono alla stessa velocità uno in fianco all’altro.
in salita — Il primo ha una frequenza di 140, il secondo di 180: chi è avvantaggiato? Il primo, perché se vuole fare uno scatto e andare a vincere, ha ancora margine per farlo.
cardio — È importante avere il cardiofrequenzimetro quando si esce in bici? È consigliato, così puoi vedere la frequenza che stai raggiungendo e impari a conoscerti. In un’ottica di conoscenza di sé e dei propri limiti, è possibile anche tramite un test cardio-polmonare individuare la propria “soglia aerobica”, quel valore di frequenza che non si può oltrepassare per molto tempo perché poi si cede.
oltre i 200 — Quando i numeri del cardiofrequenzimetro mi devono preoccupare? Se il numero indicato va oltre ai 200, cioè se si supera di molto la frequenza massimale, scatta l’allarme. Se di colpo, per esempio, si va da 150 a 220 è molto probabile che siamo in presenza di un’aritmia. Variazioni irregolari e improvvise, magari unite a sensazioni di svenimento o di mancato equilibrio, devono allarmarci.