Pista, l’Italia vola in Coppa: 4 vittorie e 14 podi

Pista, l’Italia vola in Coppa:  4 vittorie e 14 podi
La storica vittoria di un binomio azzurro nell’americana femminile, firmata a Minsk da Maria Giulia Confalonieri e dalla debuttante Letizia Paternoster, reginetta juniores delle ultime due stagioni, ha messo la ciliegina sull’ultima tappa della Coppa del Mondo su pista prima dei Mondiali di Apeldoorn (28 febbraio-4 marzo). E in Bielorussia è calato il sipario su un circuito che dal 2000 non ci riservava un bottino così ricco. Nelle cinque tappe disputate, infatti, l’Italia ha messo insieme la bellezza di 14 podi, con la perla di 4 vittorie pesanti. E quel che più conta, è che 11 di questi podi arrivano da specialità olimpiche, nelle quali fino a tre stagioni fa eravamo in netto ritardo rispetto alle nazioni guida del panorama mondiale.

QUARTETTO SUPER - Se l’aver vinto la Coppa nell’americana femminile è un motivo di grande soddisfazione anche pensando al debutto olimpico di Tokyo 2020, e quella che la campionessa del mondo Rachele Barbieri ha portato a casa nel “suo” scratch rappresenta una conferma importante, pur fuori dal programma a cinque cerchi, a rilucere sono soprattutto i due trionfi nell’inseguimento a squadre, maschile e femminile, che stanno al ciclismo come le staffette stanno all’atletica e al nuoto, cioè rappresentano la sintesi della salute di un intero movimento. Un movimento che in casa Italia è in grande crescita. Anzi, per gli uomini bisognerebbe dire di ricrescita, visto che negli anni 90 era proprio la scuola azzurra a guidare le gerarchie mondiali, salvo poi precipitare nel limbo per tre lustri dopo l’addio dei discepoli di Sandro Callari. Onore al merito quindi al c.t. Marco Villa, che ha proseguito e finalizzato il lavoro - avviato qualche anno fa, partendo da zero - dall’olimpionico di Atlanta ‘96 Andrea Collinelli. Ci ha messo passione, umiltà, pazienza, esperienza: lanciato dal bronzo iridato e dall’argento europeo nel 2017, il successo nella tappa d’apertura di Pruszkow, pilotato dal numero 1 Filippo Ganna, ha rappresentato il momento perfetto, in cui tutti i pianeti si sono allineati. Per il quartetto s’è allargato il gruppo di lavoro, non solo in termini di quantità ma anche di qualità. Il ritorno in pista dopo tre anni di Marco Coledan - ultimo azzurro vincitore in Coppa nell’inseguimento individuale - è un plus non indifferente. E ora non è precluso nessun risultato.

VIVA LE DONNE - Le ragazze di Salvoldi, dal canto loro, hanno dato seguito agli evidenti progressi dell’ultimo biennio, potendo contare sull’ingresso nel gruppo maggiore di due autentici talenti come Elisa Balsamo e Letizia Paternoster, ragazze eclettiche che, anche a dispetto della giovane età, saranno i punti di fermi del gruppo olimpico di Tokyo 2020, anche perché in grado di poter essere impiegate con un alto livello di competitività in tutte e tre le specialità di endurance del programma olimpico, cioè inseguimento a squadre,omnium e americana. E dietro altre giovanissime di talento stanno crescendo benissimo, una su tutte la junior toscana Vittoria Guazzini. Benché, a proposito di quartetto, Gran Bretagna e Australia al momento siano un netto gradino sopra tutte, i margini di progresso più ampio li hanno proprio le azzurre. Campionesse europee nelle ultime due edizioni, in Coppa hanno infilato il successo a Pruszkow e tre secondi posti (l’ultimo proprio a Minsk), con miglioramenti sul piano cronometrico impensabili sino a due anni fa.

IN OLANDA - Adesso una prima cartina da sole la avremo ai Mondiali di Apeldoorn, in Olanda, dove c’è il “rischio” concreto di portare a casa il miglior bottino di medaglie degli ultimi vent’anni (5 a Perth 1997). Il tutto con poche risorse economiche a disposizione per poter andare oltre l’ordinaria amministrazione e con il solo Velodromo di Montichiari dove lavorare, nel quale peraltro piove acqua dal tetto. Roba che bisogna sperare nella siccità almeno per un altro mese.