Aritmia e bicicletta, quando preoccuparsi?

Aritmia e bicicletta,  quando preoccuparsi?

Un divertente scatto d'archivio con Filippo Pozzato che si improvvisa medico. Bettini

Con il Professor Claudio Tondo, responsabile Aritmologia, dell’IRCCS Centro Cardiologico Monzino di Milano, analizziamo nello specifico il fenomeno delle aritmie legato alla attività sportiva in bicicletta: che cosa sono, quando i battiti regolari devono allarmarci e come intervenire per evitare rischi.
Cos’è un’aritmia? — È l’alterazione dell’attività cardiaca regolare: il cuore perde il proprio ritmo. Esistono diverse forme di aritmie. Sono definite “atriali” se nascono dall’atrio del cuore; mentre quando hanno origine nel ventricolo sono dette “ventricolari”.
Sono sempre preoccupanti? — Alcune aritmie sono innocue, altre purtroppo no. Le forme “benigne” sono soprattutto quelle caratterizzate da aritmie singole, le cosiddette “extrasistoli”, che rappresentano la forma di aritmia più semplice, oltre che la più comune. Generalmente possiamo affermare che se l’aritmia si presenta come fenomeno isolato, non dobbiamo preoccuparci. È una situazione molto diffusa, e può capitare a tutti. Se invece l’episodio aritmico è molto frequente - battito normale, extrasistole, battito normale, extrasistole - e si protrae per molte ore, questa altalena può dare un senso di fiacchezza e scarsa concentrazione. Con l’extrasistole, il cuore si contrae prima di essersi riempito completamente ed espelle quindi meno sangue.
Quali sintomi devono allarmare? — Il sintomo più frequente è un senso di sobbalzo: tosse stizzosa, singhiozzo, cardiopalmo o tuffo al cuore. È importante fare un elettrocardiogramma di base ed eventualmente passare a esami di registrazione prolungata.
Chi va in bicicletta o fa sport è particolarmente predisposto alle aritmie? — Non è che gli sportivi siano più predisposti. Tra le persone che praticano molto sport si registrano con più frequenza extrasistoli ventricolari perché il loro cuore è posto maggiormente sotto stress. Un’attività aerobica particolarmente strenua, inoltre, può diventare un fattore di rischio per la fibrillazione atriale.
Ci sono rischi a fare sport in presenza di aritmie? — Esistono aritmie “benigne” che scompaiono con lo sforzo fisico. Poi ci sono aritmie, come per esempio la fibrillazione atriale, che impongono una riduzione dello sforzo strenuo finché non vengono trattate. E infine esistono situazioni che impongono uno stop: è il caso, per esempio, della cardiomiopatia aritmogena, una malattia che comporta progressivamente la sostituzione del muscolo cardiaco con tessuto adiposo e che si manifesta proprio con aritmie.
Come si interviene su un’aritmia? — Si passa dal non fare nulla, se il caso non è preoccupante, alla terapia farmacologica. In alcuni casi per correggere il disturbo si propone l’intervento: il cuore viene raggiunto con delle sonde, si identifica millimetricamente il punto di origine dell’aritmia e, una volta individuato, lo si elimina con cauterizzazione. Generalmente dopo che l’aritmia è stata risolta si può tornare a svolgere l’attività di prima.