Fabian Cancellara all’attacco: “Il mondo del ciclismo è un bordello” e sul doping meccanico sfida Phil Gaimon

Fabian Cancellara all’attacco: “Il mondo del ciclismo è un bordello” e sul doping meccanico sfida Phil Gaimon


Fabian Cancellara
è stato ospite ieri nella redazione de La Gazzetta dello Sport per rispondere in diretta alle domande via social di appassionati e tifosi, e di certo non ha pesato le parole ma espresso dei concetti estremamente schietti sullo stato del ciclismo attuale.
Prima bordata: lo sport dal quale si è ritirato nel 2016 dopo una carriera sontuosa (due ori olimpici a cronometro, sei iridi mondiali sempre nelle prove contro il tempo compresi i titoli Juniores, sedici stagioni corse in carriera, tre Roubaix e tre Fiandre, una Milano Sanremo) secondo Spartacus, è un diventato “un bordello” (ipse dixit).
Il motivo a suo dire deriva da una mancanza di unità nel mondo del ciclismo, in cui UCI, gli organizzatori dei grandi eventi del calendario, i team e i corridori vanno in ordine sparso difettando di una visione d’insieme per il futuro. “Tutti pensano semplicemente al proprio tornaconto nel breve periodo” ammette Cancellara, “il ciclismo ha un potenziale enorme per quello che può offrire alla gente, eppure questo potenziale non viene tristemente sfruttato“.
Questione di cui si dibatte da tempo, con varie ricette per far sì che il ciclismo aumentare il proprio valore potenziale, ma Sparacus però non offre la propria nel dettaglio.
Non basta una grande personalità come il suo rivale nelle Classiche Peter Sagan (con cui la Locomotiva di Berna non ha avuto in passato dei rapporti esattamente cordiali) per trascinare un intero movimento, perché “Peter è un individualista, una rockstar: potrebbe essere leader del gruppo ma è una cosa che non fa per lui. Servirebbero molti altri corridori come lo slovacco“.

Fabian Cancellara e le accuse di Gaimon: “Non credo che chi usa una bici truccata possa passarla liscia”

Un’altra bordata viene riservata da Cancellara all’indirizzo di Phil Gaimon, che nella sua biografia pubblicata l’anno scorso sembrava alludesse al fatto che lo svizzero avesse fatto uso di bici truccate, in particolare in occasione della Parigi Roubaix e del Giro delle Fiandre nel 2010 (abbiamo approfondito la questione in un articolo precedente).
L’illazione non è caduta nel vuoto visto che il presidente UCI Lappartient aveva dichiarato chiaro e tondo che la massima federazione mondiale del ciclismo si sarebbe mossa per indagare e vederci meglio. Ieri Spartacus, nella chat della Gazzetta, si è tolto il sassolino dallo scarpino: Gaimon, è il succo del suo discorso, semplicemente ha aspettato il momento giusto (novembre, quando ormai il calendario ciclistico va praticamente in archivio e mancherebbero le notizie) per sparare una bomba utile solo a far vendere il suo libro.
Fabian non ci sta e rivela di aver sfidato il rivale statunitense, “vediamo quanti watt ha lui nelle gambe“. E affonda il colpo: “Ho ancora delle ottime carte da giocare, anche se non a lungo visto che non sono in forma. Gaimon dovrebbe venire alle mie gare, può scegliere tra nove di esse, e così vediamo cosa è capace di fare“.
Cancellara si riferisce al format di corse che ha lanciato, la Chasing Cancellara, in partenza da Maiorca a marzo e che si dipanerà per nove tappe sino alla conclusione in settembre nella “sua” Lugano,in cui il campione olimpico e mondiale partirà per ultimo e cercherà di raggiungere e doppiare gli altri sfidanti. Se tra di essi ci fosse anche Gaimon potremmo vederne delle belle, se solo l’americano accettasse la provocazione e trasferire questa disputa sul doping meccanico (“Non penso che ci sia stato qualcuno che possa aver usato i motorini nelle bici perché è facile che ti becchino“, sentenzia Cancellara) sulla strada.