Ciccone, alla Vuelta da capitano: “Obiettivo? Fare classifica. Roglic il favorito“

Ciccone, alla Vuelta da capitano: “Obiettivo? Fare classifica. Roglic il favorito“

La testa leggera, le gambe che girano, l’ambizione giusta, la sicurezza acquisita e messa da parte. Questo lo stato d’animo col quale Giulio Ciccone, classe 1994, affronta la sua prima Vuelta, che poi è anche il suo primo grande giro da capitano.

Si parte oggi dalla cattedrale di Burgos e si arriverà il 5 settembre alla cattedrale di Santiago di Compostela. La Trek Segafredo si affida al ciclista abruzzese, pronto a caricarsi sulle spalle lo zaino della responsabilità e portarlo in giro per la Spagna.

LE SENSAZIONI? “Parto dall’emozione che deriva dall’affrontare una grande gara per la prima volta. Posti che non conosci, una super corsa di tre settimane, è sempre bello iniziare un giro di queste dimensioni. E da debuttante le motivazioni sono ancora maggiori. Fisicamente sto bene, sono pronto”.

E GLI OBIETTIVI? “Non ne ho fissati perché non so dove posso arrivare, e le dico che preferisco non saperlo. L’idea è ovviamente quella di provare a fare classifica, facendo il massimo giorno per giorno in questa nuova esperienza alla guida della squadra. Che poi se vogliamo tanto nuova non è perché anche al Giro quest’anno mi ero trovato in una situazione simile, lottando fino alla caduta per fare classifica. Voglio ripartire da quelle sensazioni correndo con intelligenza una tappa alla volta”.

SI PARTE E SI CHIUDE CON UNA CRONO, NON ESATTAMENTE IL SUO TERRITORIO PREFERITO. “Sono curioso anche io, perché ho lavorato tanto anche su questo aspetto della corsa e mi sento un po’ più tranquillo rispetto al passato. Poi è ovvio che si tratta di una specialità complessa e ci vuole tempo per migliorare, però pur non potendomi paragonare agli specialisti secondo me per quelli che sono i miei mezzi ho la sensazione di potermi difendere, spero di perdere il meno possibile”.

GUARDANDO IL PERCORSO HA TRACCIATO QUALCHE CIRCOLETTO ROSSO SU ALCUNE TAPPE DI QUESTA VUELTA? “Quello di Covadonga è un arrivo che mi piace. È una delle salite famose della Vuelta, decisamente simbolica, uno di quei nomi che senti più spesso e che hanno fatto la storia della corsa. Per il resto non conosco molto altro e vivrò alla giornata, non so bene cosa mi aspetta”.

LA SQUADRA. COME LA VEDE DA CAPITANO? “Siamo sicuramente un gran bel gruppo. Molto affiatato e legato e che può difendersi su tutti i terreni: abbiamo scalatori e gente da classica che può esserci di grande aiuto nelle tappe pericolose, come la seconda che rischia di essere condizionata dal vento. Un gruppo misto che può far bene”.

LA VUELTA È UN GIRO CARO AGLI ITALIANI. “Sì, ma non solo: negli ultimi anni è diventata un punto di riferimento preciso per tanti corridori di altissimo livello, perché è un grande giro difficile per chi lo fa e spettacolare per chi lo guarda. C’è sempre grande interesse attorno alla Vuelta, tanto per noi ciclisti come per il pubblico”.

FAVORITI? “Sulla carta Primoz Roglic è sicuramente il più quotato, perché ha vinto negli ultimi 2 anni e perché al Tour si è ritirato abbastanza presto e ha avuto modo di recuperare bene e prepararsi al meglio per questa parte della stagione: l’abbiamo visto nella crono olimpica dove ha dimostrato una condizione eccezionale. Il favorito è lui”.

E A PROPOSITO DI OLIMPIADI, COM’È STATA LA SUA ESPERIENZA? “Positiva in generale, perché andare ai Giochi è uno dei grandi sogni di uno sportivo e io l’ho realizzato. Poi è chiaro che sul piano pratico non è andata come ci aspettavamo. Io personalmente sono stato anche sfortunato con la caduta che ha condizionato un po’ tutto. Peccato che nessuno sia riuscito a finalizzare il gran lavoro che abbiamo fatto”.

DELLA POLEMICA INTORNO AL CT DELLA NAZIONALE DAVIDE CASSANI CHE IDEA SI È FATTO E COME L’HA VISSUTA? “Sinceramente sono rimasto un po’ sorpreso, perché dall’interno del gruppo non si percepiva nessun attrito, l’aria era serena e tranquilla. Ovviamente c’era un po’ di delusione dopo la corsa, però legata all’aspetto sportivo e non gestionale. Ora mi sembra che sia giusto che il ct porti a termine il proprio incarico perché è lui che sta lavorando con la nazionale da diversi anni e ha programmato i prossimi appuntamenti. Poi le decisioni successive non le devo prendere io, però è giusto che Cassani finisca il suo lavoro”.

SI ASPETTAVA L’ADDIO DI FABIO ARU? “Non in questo momento, perché stava crescendo e tornando a buon livello. Aveva passato momenti più difficili, quindi l’annuncio è stato inatteso”.

Fonte: https://www.gazzetta.it/ciclismo/vuelta/14-08-2021/vuelta-ciccone-capitano-prima-volta-partenza-420422728650.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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