Vuelta, non solo Roglic: ecco il campesino Carapaz, “Stanlio“ Carthy e l'umile Gaudu

Vuelta, non solo Roglic: ecco il campesino Carapaz, “Stanlio“ Carthy e l'umile Gaudu

C’È CHI PER DIVENTARE UN CAMPIONE SUPERA I CONFINI, CHI PEDALA LONTANO DAI RIFLETTORI, E CHI ANCORA NON SA DI ESSERLO… ECCO COSA HA RACCONTATO LA CORSA SPAGNOLA

Per un pugno di abbuoni. Non è un film western di Sergio Leone. Niente ranch, polvere sugli stivali o cavalli. Ma corridori, che in bici hanno lottato contro fatica e avversari. E il tempo, beffardo, ci ha messo lo zampino. Primoz Roglic ha conquistato la 75esima edizione della Vuelta, 2.892,6 chilometri in quasi 73 ore. A 24” Richard Carapaz, che ha sfiorato il bis in un Grande Giro. Il minor margine di sempre tra il primo e secondo gradino del podio spetta però all’edizione del 1984, quando il francese Éric Caritoux precede lo spagnolo Alberto Fernández Blanco, detto El Galletas, di appena 6”. È stata una Vuelta frizzante. Allo sloveno lo scettro, non la scena. Accanto a lui conferme e rivelazioni. Dal tenace ecuadoriano alla sorpresa Carthy, fino al talentuoso Gaudu…

LO SCONFITTO

—   È storia vecchia quella del sosia di Claudio Chiappucci e della bicicletta trovata in una discarica. Racconta il lungo viaggio del campesino diventato campione nella vicina Colombia. Nato ai 2.947 metri di Tulcán, la città più settentrionale dell’Ecuador, Richard Carapaz è ormai una realtà, tra i più forti al mondo nelle gare di tre settimane. Testa, caparbietà, e grandi gambe. In questa Vuelta è andato davvero vicino alla Maglia “roja”, alla faccia di chi sosteneva che il Giro d’Italia vinto nel 2019 fosse stato un caso. A cronometro è migliorato, in salita è stato il più forte. Spettacolare il duello con Primoz Roglic, incerto fino agli ultimi metri dell’Alto de La Covatilla. I due si sono affrontati a viso aperto. Nessun tatticismo, ma scatti e controscatti per mettere la ruota davanti a quella del rivale. Gli abbuoni al traguardo (10” al 1°, 6” al 2°, 4” al 3°), hanno premiato lo sloveno, grazie alle vittorie (4-0) e ai podi di tappa (7-3): 48” il suo bottino, contro i 16” dell’ecuadoriano, una differenza più grande del margine che li ha divisi in classifica generale. Nel 2020 la “Locomotora del Carchi” alza le braccia solo nella 3ª tappa del Giro di Polonia. Il suo Tour de France è a due facce. Prima in appoggio al capitano Bernal. Ritirato il colombiano, si scatena con fughe da lontano, senza fare mai centro. C’è lui in una delle istantanee più belle della Grande Boucle. Nella 18ª frazione l’abbraccio con il compagno di squadra Kwiatkowski, in parata sul traguardo di La Roche-sur-Foron, esalta i valori dello sport. L’ex campione del mondo passa per primo. Ordini di scuderia. Richard, educato e rispettoso, ubbidisce. Ma in Spagna la Ineos trova conferme: per far classifica in un Grande Giro c’è anche lui.

LA SORPRESA

—   A volte l’autoironia diventa l’arma più efficace per sopportare la pressione. È ciò che dicono di Hugh Carthy, spilungone britannico della EF Pro Cycling, vincitore della prestigiosa tappa sull’Alto de Angliru e terzo sul podio di Madrid. 26 anni, 193 cm per 69 kg. Un fisico troppo esile per il basket, ma due gambe lunghe e potenti, che spingono rapporti durissimi quando la strada sale. Lui che ha imparato ad alzarsi sui pedali sulle arcigne colline del Lancashire intorno a Preston, sua città natale. “Un incrocio tra Buster Keaton e Stan Laurel”. Così lo ha descritto L’Équipe. Profilo basso, ma consapevolezza dei propri mezzi. Le parole sono poche, quasi mai misurate, spesso tese a ridimensionare i risultati ottenuti. Perché sono i fatti che contano e si può sempre far meglio. A 21 anni rifiuta la Sky per andare in Spagna: la formazione della Caja Rural è l’ambiente migliore per opportunità e margini di crescita. Anche la EF, dal 2017, è un contesto che gli calza a pennello, ambizioso ma lontano dai riflettori. Arriva così l’11° posto al Giro d’Italia

  1. Diverse buone prestazioni, oltre allo screzio con Vincenzo Nibali, che sul traguardo di Ponte di Legno rivolge un gesto plateale al giovane britannico, reo di sprintare dopo non aver mai dato un cambio. L’aggressività in gara lo rende protagonista in questa Vuelta, quando le pendenze sono in doppia cifra solo Roglic e Carapaz hanno qualcosa in più. Non sull’iconico Angliru, dove trionfa per distacco, come l’ultimo ad aver domato “El Infierno” nel 2017. Un certo Alberto Contador.

ASPETTANDO…GAUDU

—   Era questione di tempo prima che il ragazzo francese, messo in bicicletta a 6 anni dalla passione del padre, mostrasse le sue qualità. Due tappe vinte (Alto de la Farrapona e Alto de la Covatilla) e 8° posto in classifica generale, a 7’45” da Roglic, per la prima top ten in un Grande Giro. Nato a Landivisiau, centro di quasi diecimila abitanti nel dipartimento bretone del Finistère, dopo la penultima frazione David Gaudu ha dichiarato: “Sono felice, mi reputo un buon corridore, non un campione”. Sicuro? A non considerare il 24enne della Groupama- FDJ un corridore tra i tanti, è il suo direttore sportivo Marc Madiot, che per lui stravede. Nel 2016 vince il Tour de l’Avenir, l’anno successivo si fa subito notare tra i pro: mancano 250 metri al traguardo della Freccia Vallone quando scatta sul terribile Muro di Huy. La rimonta dei favoriti non oscura il nono posto. Si conferma pochi mesi più tardi, al Giro di Catalogna, tenendo le ruote dei primi. Il vero capolavoro lo regala nella 14ª tappa del Tour de France 2019, con arrivo sul Col du Tourmalet. Ritmo forsennato che fa selezione e gruppo dei big messo in fila, a spianare il successo del capitano Thibaut Pinot. Lo stesso che lo indica come il francese in grado di vincere la Grande Boucle dopo un altro bretone. Bernard Hinault, 1985. Il suo sogno? “Una delle tre grandi corse a tappe”. Guai a non tenerlo in considerazione, soprattutto quando la strada sale. Lui che con quegli occhiali da intellettuale, sta studiando da campione.

Fonte: https://www.gazzetta.it/ciclismo/vuelta/09-11-2020/vuelta-non-solo-roglic-caparaz-carthy-gaudu-applausi-390705352711.shtml

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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